Una destra di legalità e di progetto per Napoli
di Giuseppe Farese
Nei giorni della rabbia e del dolore per l’assurda morte del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ricorreva anche un altro anniversario che richiamava ai temi della legalità e delle battaglie anti-camorra. Il 23 settembre del 2010 erano trascorsi 25 anni dall’uccisione del giornalista napoletano Giancarlo Siani. Cronista di nera del quotidiano “Il Mattino” presso la sede di Castellammare di Stabia, aveva indagato e compiuto inchieste sui boss della camorra stabiese; con i suoi articoli di denuncia era divenuto per la camorra un giornalista scomodo. Cosi’, nel settembre del 1985, Giancarlo Siani, ad appena 26 anni, viene ucciso nei pressi della sua casa nel quartiere napoletano del Vomero. La città di Napoli ha onorato la memoria del giornalista con una manifestazione pubblica; ma, venticinque anni dopo quel delitto di camorra da cui sarebbe dovuto iniziare il riscatto napoletano, la città partenopea appare in ginocchio. Soffocata da problemi endemici e senza l’ombra di un progetto di lungo respiro. La camorra continua ad imperversare uccidendo oggi come venticinque anni fa in pieno giorno e in pieno centro città; assassinando non solo gli affiliati ai clan ma anche vittime innocenti( Silvia Ruotolo, Annalisa Durante). Controllando militarmente il territorio per gestire la grande e piccola criminalità; intere strade e piazze della città sono ormai in mano ai parcheggiatori abusivi che taglieggiano i poveri automobilisti. Per non parlare della tradizionale forma di controllo del territorio da parte della malavita: l’imposizione del pizzo a migliaia di attività commerciali tartassate da continue vessazioni. Proprio in questi giorni, poi, la città partenopea è costretta a rivivere l’incubo della mancata raccolta dei rifiuti. Le strade cittadine sono invase da cumuli di rifiuti maleodoranti che rendono l’aria irrespirabile. Con una raccolta differenziata che non decolla ( attualmente è sotto il 20% contro il 35% previsto per legge per quest’anno), con l’ Asia che gestisce la raccolta dei rifiuti sub-appaltando il servizio ad altre cooperative e con il termovalizzatore di Acerra che funziona a scartamento ridotto. Piaga dei rifiuti che, danneggiando l’immagine della città, toglie fiato alle attività turistiche. E’ di questi giorni la notizia della probabile chiusura di un albergo cittadino appartenente ad un nota catena alberghiera. Drammatica la situazione delle infrastrutture; nel 1976 fu posta la prima pietra dei 25 km della linea 1 della metropolitana e oggi, trentaquattro anni dopo, ne sono stati completati appena 13. Nel 1998 è stato demolito il vecchio palasport della città per ricostruirne uno nuovo e polifunzionale; progetto rimasto solo nelle intenzioni perché il nuovo impianto non ha mai visto la luce. Le parole del Cardinale Sepe, secondo il quale “Napoli ha ormai perso pane e speranza”, racchiudono bene lo stato d’animo di una città sfiducia e scoraggiata. E allora la destra della legalità, che in questi giorni vede la luce nel nuovo partito di Fini, riparta proprio dalla città di Napoli. Una destra di legalità ma anche di progetto che lanci un’idea di città destinata a durare nel tempo; un progetto di lungo respiro fatto di infrastrutture, turismo, lavoro e cultura per immaginare la Napoli del futuro. E per sperare in una primavera napoletana ben diversa dal falso rinascimento bassoliniano.
I missionari della libertà ed il profeta Berlusconi con licenza di bestemmia
di Vittoria Operato
E’ tornato prepotentemente alla ribalta nazionale il tema dell’emergenza ambientale in Campania e rispetto alla tragedia umana che la questione porta con sé si fa stridente il contrasto con la Politica del Governo sempre più lontana dal Paese reale. Non possono passare inosservate le allucinate e pubbliche elucubrazioni di un farneticante Premier, arso dalla vecchia aspirazione a poteri assoluti e tormentato da una psicotica mania di persecuzione che gli fa vedere la congiura del terzo potere dello Stato, tramante nell’ombra, addirittura organizzato in associazione a delinquere per far cadere il governo eletto dal popolo. Il richiamo costante alla ” magistratura eversiva” non va sottovalutato, perché l’eversione è un reato grave e l’espressione usuale della politicizzazione di “certi magistrati” diventa nel linguaggio di Berlusconi un’assioma che non va dimostrato. E’ ovvio che ogni essere umano può coltivare un orientamento di pensiero politico nell’intimità della propria coscienza, ma il magistrato è per definizione indipendente, si presume che lo sia, lo dice la Costituzione. Berlusconi invece inverte magistralmente i termini della questione, decade la presunzione di indipendenza come ipotesi di partenza ed il magistrato si reputa politicizzato a prescindere, salvo semmai prova contraria. Ci chiediamo perché non si decida una volta per tutte a fare pubblicamente nomi e cognomi e a denunciare, il dubbio è che forse non può perché i soli magistrati su cui aleggia l’ombra del sospetto di congiura sono gli stessi che l’hanno messo sotto processo e per ipotesi di reati commessi non già nell’esercizio delle pubbliche funzioni, bensì commessi in epoca antecedente all’incarico di Governo. Eppure Berlusconi non si ferma qui e lancia come un Profeta la sfida dei “missionari della libertà”, attraverso quella che sembra una specie di consacrazione di un nuovo ordina para- religioso. Parte infatti la grande manovra di evangelizzazione delle masse, al via il porta a porta con 61 mila team della libertà suddivisi nelle sezioni elettorali, un’ operazione selvaggia di marketing attraverso un uso distorto del termine missionario, perché i sedicenti “missionari” invaderanno la nostra privacy, questi uomini si aggireranno intorno alle nostre case, si apposteranno fuori alle nostre porte, busseranno ai citofoni come venditori di aspirapolveri e testimoni di Geova. Faranno tutto ciò al fine ultimo di convincere la gente della necessità di eliminare gli inutili “orpelli” della democrazia, con tutti gli annessi e connessi come gli oppositori, gli avversari e soprattutto le idee di pensiero differenti, che solo per questo diventano eversive, così da mettere a segno il definitivo intorpidimento ed assuefazione dell’italiano medio ai messaggi distorti del regime di Berlusconi. A ben veder più che missionari di libertà, questi emissari sono angeli della distruzione con licenza di trasmettere alla gente tutti gli anti valori che hanno reso il Berlusconismo quello che è oggi, dal dispregio delle Istituzioni democratiche fino ad un esasperato Leggi il resto di questo articolo »
Ultimo capitolo della saga di Montecarlo: “ la Patacca”
di Vittoria Operato
A beneficio del gentile pubblico dei telespettatori Rai, all’interno del programma di seconda serata L’Ultima Parola, condotto da Gianluigi Paragone, è andata in onda l’ennesima puntata registrata di uno stucchevole fumettone in stile soap opera sudamericana, ideato e sceneggiato nel covo de Il Giornale, in cooproduzione con Libero. La saga di Montecarlo è una fiction da casalinghe annoiate, infarcita di intrighi e macchinosi complotti, patrimoni contesi e colpi di scena, sotto il segno del binomio vincente amore e denaro. Ciò che rende però questa soap opera unica nel suo genere, insomma la sua peculiarità, è che i protagonisti non hanno i soliti nomi di fantasia, bensì mutuano i loro nomi dalla realtà dei nostri tempi. In particolare, il protagonista principale, su cui gli sceneggiatori si accaniscono facendone un indiziato di azioni riprovevoli senza lo straccio di una prova e per il quale lo spettatore si attende il lieto fine e dunque che l’innocente ingiustamente accusato venga riscattato, porta il nome del Presidente Gianfranco Fini. A questo punto infatti la storia rompe gli schemi della finzione e fa un balzo in avanti nella cruda realtà, cosicchè una ridicola soap opera si trasforma nel micidiale strumento di un disegno politico infame, in un clima avvelenato da
sospetti instillati ad arte e non suffragati da prove certe, fatti divampare come incendi allo scopo di distruggere la reputazione della vittima. La tecnica è quella solita berlusconiana del logoramento e dello stillicidio da spot televisivo, al punto che un’affermazione ripetuta all’infinito in modo martellante, per falsa o assurda che sia, tende lentamente a trasformarsi in una specie di verità parallela, così come il distinguo tra Costituzione formale e “reale”, formidabile escamotage che B. vorrebbe rifilare agli italiani per giustificare le distorsioni arrecate all’unica Costituzione che abbiamo. Siamo caduti così in basso da consentire agli
autori, mandanti ed esecutori, della Saga di Montecarlo di paralizzare un intero Paese, persino la Marcegaglia fa appello al Governo affinchè per l’appunto governi, perché gli italiani “hanno perso la pazienza” e perché non è più accettabile assistere da spettatori inerti allo spettacolo di chi sta trasformando le sorti dell’Italia in un’operetta dalla trama sordida e paradossale. L’aspirazione, tutta finiana, di una “rivoluzione meritocratica”, così come definita dallo stesso Fini, reclama di essere attuata. Sarebbe stato facile invece insistere
sugli “scheletri nell’armadio” di B., ripagare fango con fango, rispolverare dall’oblio la vecchia ed oscura vicenda della compravendita dell’imponente villone di Arcore e farne argomento quotidiano di dibattito politico. Sarebbe stato facile andare a scavare nel torbido per quello che fu un colpo gobbo, ribattezzato come la truffa all’orfana, allo scopo di mettere le mani sul patrimonio del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, messo a segno con la complicità di un giovane Previti, ambizioso avvocato sconosciuto che si
macchiò di patrocinio infedele ai danni della figlia di primo letto minorenne del defunto marchese, per favorire lo scaltro acquirente Berlusconi, nelle vesti di imprenditore rampante. Sul fronte nemico invece si dà la caccia ad improbabili testimoni stanati e pressati per raccontare che una volta forse si era intravista una signora bionda nei pressi della casa incriminata di cui si tenta di ricostruirne la titolarità proprietaria con documenti “patacca”.
Se non fosse tragicamente in gioco il destino di una Nazione alla deriva il fumettone di Montecarlo trasmesso in TV un’ amara risata potrebbe anche strapparla, mentre il telespettatore si chiede quali altre disavventure il destino baro ha in serbo per lo sfortunato protagonista e per saperlo non c’è che da attendere la prossima puntata.
Angelo Vassallo, una storia italiana
di Vittoria Operato
Questa è la storia di una vita vissuta e consumata lontano dai riflettori, di quello che è stato un uomo tranquillo, pescatore ed appassionato ambientalista, ma soprattutto è la storia di un uomo solo che ha guardato in faccia al suo destino senza paura. Ad un certo punto della vicenda personale di un sindaco qualunque di una ridente località che fa parte del Parco del Cilento succede qualcosa, cosicchè Angelo Vassallo, che da vivo è stato sconosciuto ai più, da morto d’improvviso fa notizia ed intorno a lui esplode il caso mediatico e la corsa all’elogio funebre. Freddato in una macabra esecuzione, trucidato, storia finita, no anzi appena cominciata perché far luce sulla sua morte potrebbe aprire pericolose porte. Per tentare di comprendere la portata e le conseguenze delle sue scelte bisognerebbe gettare un’occhiata “allargata” al quadro più generale in cui si è snodato il suo percorso di vita, è necessario squarciare il velo di falsa pietà e di processioni pubbliche celebrative e tardive, solo così si possono intravedere forse brandelli di verità. Perché questa è una vicenda che si è consumata su uno sfondo complesso ed intricato fatto di battaglie per la tutela dell’ambiente e del territorio in un’Italia in cui vivere in trincea da ambientalista autentico, piuttosto che dichiararsi tale nei salotti, vuol dire schiantarsi contro un muro di gomma di logiche collusive e di scelte di politica ambientale di livello nazionale per lo più fallimentari ed arretrate. Basti pensare come gli illeciti ambientali ad oggi siano ancora fattispecie di natura contravvenzionale, corredate da brevi termini di prescrizione, e che nulla è ancora cambiato quanto alla scelta politica di farne solo materia di leggi speciali, in luogo della improrogabile esigenza di prevedere specifiche ipotesi di reato nello stesso codice penale. Per non parlare delle scarne analisi epidemiologiche sulla popolazione che vive nelle zone reputate “focolai” dell’ inquinamento di suolo, sottosuolo e falde acquifere, un’indagine che dovrebbe necessariamente passare attraverso un biomonitoraggio tossicologico dei residenti più esposti alla contaminazione ambientale per vicinanza a discariche, legali o abusive che siano. Gli stessi tentativi coraggiosi della magistratura di colmare i vuoti della Politica in materia, nel disperato tentativo di dimostrare il nesso di causalità tra aumento esponenziale della patologie tumorali ed esposizione ad un ambiente contaminato, spesso finiscono nel vuoto. Intorno al business dello smaltimento rifiuti si concentra un giro d’affari della malavita con cifre da capogiro, mentre lo Stato ancora sovvenziona con sostanziosi contributi pubblici la costruzione di inceneritori di rifiuti, mettendo mano alla tasche dei contribuenti, cosicchè mentre gli inceneritoristi si arricchiscono, gli italiani pagano per essere avvelenati. Le favole della pretesa innocuità degli impianti di incenerimento sono ancora in piedi , ma fino a quando? Le leggi della fisica sono infallibili, in natura niente si crea e niente si distrugge, piuttosto si trasforma, così dalla combustione dei rifiuti solidi urbani ne derivano nanoparticelle che spesso sfuggono agli stessi filtri degli inceneritori ed i cui effetti sulla salute dell’uomo non sono stati ancora studiati. Persino la Commissione parlamentare d’Inchiesta che ha ricostruito le tragiche vicende della “guerra della monnezza” nella Campania lasciata alla deriva bassoliniana ha dovuto ammettere che sul piano scientifico è questione ancora aperta l’impatto sull’ uomo degli inceneritori . Tutto ciò premesso ci chiediamo cosa ha visto Angelo Vassallo con i suoi occhi di politico perbene, cosa ha fatto oppure non ha fatto perché il mostruoso ingranaggio fatto di carenze dello Stato ed interferenze malavitose lo dovesse travolgere ed uccidere. Piuttosto che piangere la sua morte, continuare il suo cammino è il modo migliore per ricordarlo e raccontare la verità è uno di questi.
Il lider MAXIMO abbandona l’idea comunista
di Ugo Maria Chirico

Alla fine Fidel Castro, fra mezze ammissioni e qualche smentita, ha dichiarato che il sistema cubano non funziona più.
“The cuban model doesn’t even work for us anymore”. Dopo quasi sessant’anni di dittatura, ispirata al comunismo ed al regime sovietico, tramontato oramai da oltre quindici anni, il lider maximo sembra rinsavire e scoprire all’improvviso che Cuba è oramai allo stremo delle forze. Il sistema è al collasso, tanto che Raul Castro, attuale Presidente, voluto da Fidel dopo la malattia che lo ha costretto ad allontanarsi dalla gestione della cosa pubblica, ha stabilito il licenziamento di 500.000 ddipendenti del Governo centrale. Una scure su chi in questi anni si è sacrificato per la ragion di stato. Un sacrificio necessario e dettato dalla situazione delle dissestate casse dello Stato caraibico. Le stristi conseguenze delle dittature, di qualsiasi coloro politico esse siano, sono proprio queste: un tiranno che decide da solo sulla pelle degli altri in spregio a qualsiasi elementare fondamento di una convivenza civile, pacifica e democratica.Colui che decide per gli altri, senza tenere in nessun conto la loro voce e cercando di eliminare le voci contrarie, dovrà prima o poi crollare, magari rinsavire ed ammettere i proprio errori. Questo prima che il sistema imploda e che nella Rivoluzione cubana, nasca un’altra rivoluzione: quella per liberarsi dai fantami del passato. Forse oggi a Cuba manca proprio questo: un altro Che Guevara, pronto a dare la vita per la libertà e per consentire al proprio popolo di mandare in soffitta una delle ideologie e dei regimi peggiori della storia dell’Universo.
Precari : La protesta degli Ultimi
di Vittoria Operato
C’era una volta il Maestro di scuola, autorevole e distante come un Dio, depositario del potere di infliggere persino punizioni corporali esemplari all’alunno indisciplinato o di scarso rendimento, senza tema di azioni disciplinari. La punizione veniva inflitta con il beneplacito del genitore, per lo più il padre, il quale, titolare unico della potestà genitoriale, non avrebbe osato discutere l’autorità indiscussa del Maestro, né tantomeno il merito della scelta dei mezzi educativi reputati più idonei. Nel corso dei decenni, si è incisa una crepa che è diventata voragine fino a minare le fondamenta stesse della scuola pubblica, cosicchè si è andata offuscando anche la dignità e la solennità che ammantavano la figura del Maestro e del Professore fino al punto di casi estremi, di attacchi violenti da parte di adolescenti alla sbaraglio che riversano, contro l’istituzione scuola, il senso di inadeguatezza verso una società che di fatto gli chiude le porte in faccia. C’è stato dunque un tempo in cui essere Maestro voleva dire ricoprire un ruolo reputato socialmente di rilievo, oggi la scuola italiana è allo sfacelo e cade a pezzi, letteralmente a pezzi. Così mentre il Paese geme, disastrato ed indebitato all’inverosimile, ed i poveri sono sempre più poveri, sullo sfondo di una lotta tra forze politiche che hanno perso il contatto con la realtà, un’intera generazione di giovani docenti, di lavoratori onesti, un esercito di disperati fatto di 200 mila persone, è pronta a tutto per tentare di salvare lo stipendio e non finire sul lastrico. Per un osservatore attento, è interessante notare come si possano cogliere nel Paese i segnali, per il momento sporadici, di un’insofferenza e di un disagio sociale profondo che partono dal basso, dai fischi a dell’Utri, e poi a Schifani fino al fumogeno lanciato contro Bonanni c’è un’altra Italia che non ne può più. Leggi il resto di questo articolo »
Mirabello: a lezione di Democrazia
di Vittoria Operato

Ci sono uomini che sotto la sferza di circostanze avverse lasciano emergere l’essenza della propria indole, così Fini che sotto assedio ha ritrovato con orgoglio lo slancio entusiastico ed avventuroso dei suoi vent’anni, lanciando senza paura Futuro e Libertà verso un domani denso di promesse ma anche di minacce .
Le parole pronunciate alla piazza lasciano intravede che è ancora possibile colmare quel vuoto profondo,quella frattura ad oggi insanata tra Politica e Paese reale, vissuta nella quotidianità dell’italiano onesto che non corrompe e non evade le tasse e che in questo senso non ha colore politico. Esiste un vuoto profondo in questo Paese, un vuoto di rappresentatività, perché se è vero che ancora resistono sacche di elettori pro Berlusconi, la stragrande maggioranza del Paese non è asservita alle logiche populiste di B e pertanto non può non leggere la realtà dei fatti per come si presenta. La stagione politica inaugurata trionfalmente dal Cavaliere ha finito per rappresentare un’occasione mancata e le promesse di grandi riforme che B. ha fatto agli italiani sono state disattese, infrante, barattate con l’infame scambio tra il bene del Paese e il bene della Cricca . Non a caso ha fatto notizia il riferimento di Fini al termine infame, la cui origine etimologica indica una condotta spregevole compiuta da chi ha pessima fama, nel caso di specie allo scopo di macchiare gravemente e notoriamente l’onore di colui contro cui è rivolta . Sotto l’Impero di B. da troppo tempo l’Italia è ferma in un pantano, come un veliero senza vento,in bilico tra recessione economica ed instabilità di Governo .
Fini ci ricorda che la piaga della disoccupazione giovanile “fa stringere il cuore”e queste sono parole che suonano inedite per le orecchie dei Berluscones, parole che fanno sentire una rinnovata vicinanza della politica alle persone, Fini dimostra di sapere far luce sulle questioni nodali per il Paese con una sintesi così lucida da inchiodare B. alle sue responsabilità ed ai suoi doveri di Premier . Il suo è un discorso che restituisce quella dignità che B. ha scippato agli italiani, perché si esce finalmente dai consolidati schemi di una visione di popolo –suddito, massa informe educata fin dalla culla alle volgarità soporifere della TV commerciale di B., cosicchè se un giovane su quattro è inattivo, si può sempre tentare la scorciatoia di un provino per il Grande Fratello .
Eppure, le trame contro il Presidente Fini si fanno più complesse, cosicchè persino i tempi del pubblico linciaggio attraverso la macchina del fango sono sorpassati, così come l’ ordire trappole e congiure nelle segrete di Arcore, adesso è tempo di brandire l’arma del richiamo alla Piazza, rispondere colpo su colpo alla piazza finiana di Mirabello. Una prima mossa di questa nuova strategia programmatica anti-Fini è dunque svilire ancora una volta la sacralità del principio della sovranità popolare, perché il Caimano cerca la piazza come pubblica acclamazione incondizionata da parte di una massa non pensante,per tentare di rinsaldare la sua notoria fama di formidabile imbonitore .
Una lezione esemplare di Democrazia è stata invece la dichiarazione con cui lo stesso Fini ha reputato deprecabile fischiare Schifani, il quale se ne stava seduto di fianco a Fassino, ospite d’onore a casa PD, e sulla cui faccia marmorea si andavano a rifrangere come su uno specchio le copertine delle tante Agende Rosse brandite contro di lui dalla sala. E’ necessario comprendere infatti che Democrazia è anche rispetto per una carica istituzionale in se stessa,rispetto che deve prescindere dalle vicende dell’uomo che all’occasione tale carica riveste, perché non si può e non si deve mai delegittimare una carica istituzionale, anche se colui che si trova a ricoprire quel ruolo è soggetto discutibile.
E’ per questi motivi che è inesatto definire Fini una vittima sacrificale di B., vittima di persecuzione a scopo di vendetta, perché la lezione che ha consegnato ai suo sostenitori ed ai suoi detrattori è quella di un uomo che passa attraverso lo sterco senza sporcarsi, espressione di una grande destra liberale di respiro europeo .
Mirabello è stata più di tutto la consacrazione della fine della politica in stile “Repubblica delle Banane” a cui B. ci ha consegnato tutti, perché davanti all’intero Paese, Fini richiede formalmente che d’ora in poi ogni scelta sia vagliata attraverso gli iter parlamentari Leggi il resto di questo articolo »
Il futuro è luminoso, il percorso a ZIG ZAG
di Ugo Maria Chirico
Il discorso di Mirabello ha introdotto una nuova stagione della politica del centrodestra italiano. I temi politici affrontati dal Presidente Fini sono ora sul tavolo del Governo, ma difficilmente saranno compresi. Purtroppo da alcuni anni assistiamo solo ed eslcuivamente ad una contrapposizoine tra tifosi della politica. Da una parte i Berlusconiani e dall’altra gli antiberlusconiani, come se la politica fosse un campo di calcio sul quale si affrontano due squadre e dal quale si esce solo dopo aver battuto l’avversario.
La lungimiranza di chi, invece, come Gianfranco Fini, vuol lanciare il cuore oltre l’ostacolo, aiuterà il nostro Paese a non morire dietro ad inutili contrapposizioni.
Il percorso oramai tracciato è chiaro a tutti. Il PDL è morto (o forse non è mai nato, secondo molti) e rappresenta oggi una Forza Italia allargata, con tutti i suoi difetti espressi all’ennesima potenza. Il proprietario è uno e gli altri sono tutti sottoposti, compreso chi quel PDL ha contribuito a fondarlo!
Dal 5 settembre invece esiste una nuova forza politica, denominata “FUTURO E LIBERTA’ PER L’ITALIA”. Per giungere al traguardo bisognerà navigare a vista, attenti alle imboscate che il Premier Berlusconi ed il fido alleato Bossi sono pronti a tendere. Da ultimo la richiesta al Presidente Napolitano di “dimissionare” Fini. Una richiesta incostituzionale portata avanti al solo fine di rinfocolare sempre più gli animi. Ma può l’Italia in crisi economica ed a crescita zero consentire tutto ciò? Chi scrive crede che il primo atto di risposta del Premier sarebbe dovuto essere la nomina del Ministro per le Attività Produttive, oramai latitante da cinque mesi, per tacere della parentesi BRANCHER.
Il popolo di Mirabello chiede dunque a gran voce che nasca un partito, liberale e di centrodestra, che aiuti il PDL e l’Italia ad uscire dal guado. Per il nuovo partito ci sarà dunque bisogno di attingere ad una nuova classe dirigente, giovane e preparata, che si sia formata negli ultimi anni distinguendosi all’interno della società e delle amministraizoni delgi enti locali della Penisola.
Siamo certi che il Presidente Fini e l’On.le Bocchino sapranno individuare le migliori risorse giovanili per guidarle nel cammino a zig zag verso il futuro luminoso.
L’etica nella politica e le “squallide consorterie”
di Vittoria Operato
L’etica aristotelica era un’etica teleologica,un’etica del fine,ove il fine era la felicità come realizzazione della pienezza umana.
Da sempre,i valori morali hanno avuto per l’uomo un ruolo propulsivo ,infatti nella scelta del campo di indagine scientifico da approfondire,ci si lascia spesso guidare da motivazioni di valore. Ad esempio la condizione femminile è questione più studiata che in passato in base a precisi giudizi di valore sulla dignità e sul rivalutato ruolo della donna oggi rispetto a ieri.
Oggi la questione morale nella politica è relegata ad argomento di basso profilo così “scomodo” che il solo parlarne potrebbe costare il deferimento ai probiviri del partito e l’esercizio di un’azione disciplinare nei confronti del vicepresidente della Commissione Antimafia Fabio Granata,”colpevole” di fare della questione morale e della legalità un imprescindibile punto di partenza per la rinascita della politica in un Paese in cui la stessa Corte dei Conti ha stimato in 60 miliardi di euro la tassa “occulta” pagata dagli italiani a causa della corruzione .
La sensazione percepita è che la bilancia ideale che permetteva di “tarare” i comportamenti umani e di assegnare ad essi lo status di moralmente lecito o quello di moralmente riprovevole,si è rotta per sempre. Un segnale è rappresentato dal fatto che il comportamento più ricorrente dell’uomo politico coinvolto in sordide vicende giudiziarie è per lo più lo schiamazzare volgare contro il terzo potere dello Stato,piuttosto che dignitosamente difendersi nelle opportune sedi giudiziarie .
In questa direzione , se desta impressione l’accanimento ostinato con cui il premier continua ad affermare pubblicamente che una vera questione morale nel Pdl non esiste e che non c’è nulla da riorganizzare nel partito per quanto riguarda l’onestà, non si può e non si deve lasciar passare sotto silenzio l’ultimo monito del Presidente Napolitano contro le squallide consorterie di un Sistema P3 radicato come un cancro che non si è saputo o voluto curare per tempo.
Eppure,in questi ultimi giorni il Presidente Fini ha evidenziato, ancora una volta,la necessità di evitare la contrapposizione tra garantismo e legalità e pertanto in nome di un garantismo esasperato non è possibile piegare il senso stesso della legalità fino a giustificare ciò che giustificabile non è. Egli afferma :”L’etica del comportamento pubblico è una precondizione per non far perdere la fiducia nella politica da parte della società civile”.
Per dirla con Max Weber l’uomo politico deve rispondere delle conseguenze prevedibili delle proprie azioni che avranno un peso sulla vita dei propri simili e dunque la minaccia di provvedimenti disciplinari nei confronti di un politico e di uomo perbene come Fabio Granata è azione politica che avrà un peso non indifferente,perché rappresenta l’emblema di un degrado morale senza fondo,all’interno del quale ben si colloca la squallida vicenda del dossieraggio Caldoro, e perchè apre una frattura sempre più profonda ed incolmabile tra la politica della solidarietà a Verdini e a Cosentino e quella che reclama trasparenza nella gestione della cosa pubblica e riforme urgenti per il Paese.
Oggi ogni italiano deve sentirsi finiano
di Vittoria Operato
Le notizie delle ultime ore sulle sorti del Pdl spazzano via ogni trattativa possibile e con essa ogni speranza di una rinascita democratica,nella direzione tracciata dagli ”aggiustamenti” illuminati proposti dai finiani al programma di governo.
Non è più tempo di restare in disparte a guardare,la deriva antidemocratica paventata ed annunciata da inascoltate Cassandre è oramai un tragico dato di fatto.E’ tempo che tutti gli uomini di buona volontà, che la parte sana di questo meraviglioso Paese scenda in trincea per combattere idealmente contro la devastazione dei diritti fondamentali della persona umana che si sta consumando in queste ore convulse e tra questi uno dei più sacri ed inviolabili diritti dell’uomo è la libertà di espressione delle minoranze così come sancita da tutte le Carte costituzionali dei paesi civili.E’ tempo di lottare , perché la difesa del nucleo inviolabile dei diritti primari dell’uomo rappresenta la sottile linea che segna il confine tra una Repubblica democratica ed un regime dittatoriale sudamericano .
Ebbene,la linea di confine è stata oscurata e la battaglia dei finiani diventa oggi battaglia storica di civiltà perché trascende le stesse vicende politiche che l’hanno generata e di cui essa si nutre, trascende ogni divisione ideologica,ogni schieramento politico,oggi ogni italiano deve sentirsi finiano,perchè l’espulsione forzosa degli iscritti senza previo legittimo contraddittorio non è contemplata da alcuno statuto di partito o di associazione apolitica,perché rievoca pericolose memorie di squadrismo e di confino dei dissidenti e perché deve essere chiaro che un’ azione politica di “pulizia etnica” di tale portata non potrà che rappresentare ,sul lungo periodo, la pietra tombale che seppellirà di fronte all ‘ intera Nazione un Partito vincente per il “capriccio” autoritaristico di un Premier che ha perso se stesso e la fiducia degli italiani.








