Il sogno di una destra moderna ed europea
di Giuseppe Farese
Non sembrano eretiche o strampalate le tesi esposte dalla politologa Sofia Ventura in una lettera al “Secolo d’Italia” di martedì scorso. Ci richiamano, piuttosto, con l’attenzione a temi e battaglie che la destra ha sempre fatto proprie. Fa bene perciò la Ventura a riportarli al centro del dibattito nell’approssimarsi dell’assemblea costituente di Futuro e Libertà. La politologa bolognese non fa altro che sostenere la necessità di un forte ancoraggio a destra di Futuro e Libertà; tratteggiando nella sua lettera i capisaldi di una destra moderna ed europea. Bipolarismo, semi-presidenzialismo, legalità, superamento dell’esperienza berlusconiana; questi i temi su cui insiste la Ventura per arrivare a costruire una destra repubblicana che guardi al futuro. Un bipolarismo fondato sull’alternanza e lontano da pastrocchi neo-centristi e vecchie politiche dei due forni; un bipolarismo, aggiungiamo noi, fortemente corroborato da un sistema elettorale maggioritario. A cui si affianca una riforma in senso semi-presidenziale che avrebbe il merito di puntellare il maggioritario e bilanciare il federalismo, come correttamente sostiene la Ventura. Ma l’architettura dello Stato e i sistemi elettorali non bastano a tratteggiare la fisionomia di una nuova destra post-Berlusconiana. E allora ecco che la politologa ci viene in soccorso rifacendosi al pensiero liberale e conservatore, al repubblicanesimo e alla laicità per delineare la sua idea di destra. Una destra che, aggiungiamo noi, deve essere anche fortemente solidale e sociale tenendo in debito conto le ragioni e le necessità dei poveri e degli ultimi della società. Prendendo spunto dalla nuova esperienza di conservatorismo solidale inaugurato dal primo ministro inglese David Cameron; per uno Stato solidale ma meno invasivo che demanda all’associazionismo la cura di alcuni bisogni della comunità. I temi fin qui trattati non possono davvero far gridare all’eresia; sono idee, proposte e battaglie che appartengono tradizionalmente alla destra italiana. Pensiamo ad esempio al presidenzialismo, alla legalità ma anche all’idea di una destra sociale e solidale. Servirà, piuttosto, rilanciarle con vigore in vista dell’assemblea costituente di febbraio di Futuro e Libertà dove verrà delineato il dna del nuovo partito.
MENO MALE CHE … NON SIAMO TUTTI “SIGNORINI”!!
di Ugo Maria Chirico
Anche ieri sera, 5 gennaio 2011, abbiamo assistito all’ennesima dimostrazione che in questo paese si vive una vera e costante emergenza democratica.
Dopo aver ripreso Massimo D’Alema, reo di aver indossato del cashmire durante le vacanze a Saint Moritz, il simpatico conduttore di “Kalispera” , trasmessa in seconda serata su Canale 5, Alfonso Signorini, ha ricevuto la graditissima telefonata in studio di Silvio Berlusconi.
E il Premier non se l’è fatto dire due volte: al di là del cashmire esistono ancora i comunisti i Italia ed essi rappresentano una costante minaccia per il nostro Paese…
Insomma, i buoni propositi annunciati in prima puntata sembrano essere già smarriti dal simpatico Signorini, il quale sagacemente affermava: “Andavamo a letto con un pò di tensione e quindi voglio fare un programma che porti un pò di serenità nelle case degli italiani”.
Alla faccia della serenità: dare la parola al Premier per rievocare il pericolo rosso a distanza di otlre venti anni dalla caduta del muro di Berlini sembra non solo esagerato, ma quantomeno patetico.
Il Premier troppo spesso dimentica di essere colui che dovrebbe governare questo Paese per evitare l’accumularsi di problemi e crisi. Il suo ruolo non è certo quello di seminare sempre emergenze.
Rievocare il pericolo rosso a distanza di oltre venti anni dalla caduta del Muro di Berlino vuol dire mistificare la realtà, vuol dire esattamente fare quello che egli stesso imputa ai suopi avversari. Siamo sinceramente stufi di questa costante contrapposizione che non ha nulla di ideologico e che impedisce all’Italia di crescere e sviluppari.
Governi, se ne è capace, altrimenti si faccia da parte.
Un manifesto futurista per Napoli
di Giuseppe Farese
Sognare, si sa, non costa nulla; spesso, però aiuta ad immaginare il futuro. E allora provo a chiudere gli occhi e ad esprimere dieci desideri-sogni futuristi per Napoli che vive giorni di decadenza e di scoramento.
Sogno una città libera dal potere opprimente della camorra che tarpa le ali agli imprenditori onesti, che disprezza lo Stato e le sue leggi, che costringe al silenzio e alla rassegnazione le persone perbene, che permea il tessuto sociale delle sue condotte illecite.
Sogno una città che valorizza e difende il patrimonio artistico e le bellezze paesaggistiche; in cui i turisti non corrono il rischio di essere derubati del proprio orologio, ma possono vivere serenamente le emozioni dell’arte e della natura.
Sogno una città in cui gli uffici pubblici e le strutture sanitarie pubbliche erogano un servizio di qualità e, in ogni caso, degno per ogni cittadino; in cui i trasporti pubblici funzionano regolarmente e l’arrivo di un autobus alla fermata non è accolto da espressioni di stupore e rabbia per il ritardo accumulato.
Sogno una città moderna ed efficiente in cui le infrastrutture necessarie vengono realizzate in tempi certi; una città in cui non occorrono trentasei anni per realizzare 13 km di Linea Metropolitana.
Sogno una città che recupera la sua vocazione internazionale anche attraverso un porto mercantile e turistico proiettato verso il mediterraneo e il mondo; un grande porto che diventa il cuore pulsante dell’economia e del turismo cittadino e che rappresenta il volano dello sviluppo economico della città.
Sogno una città in cui si paga una giusta tassa sui rifiuti, in cui la raccolta differenziata diventa la normalità, in cui si realizzano i termovalorizzatori; una città non più deturpata nella sua bellezza dai cumuli di rifiuti in strada.
Sogno una città che offre ai suoi giovani un buon livello di istruzione, opportunità di accesso al mondo del lavoro e una occupazione assistita da tutele e garanzie; una buona e piena occupazione, non lavoro nero.
Sogno una città in cui raggiungere il posto di lavoro non diventa un’odissea a causa del traffico congestionato anche dall’indisciplina degli automobilisti;non è civile una città in cui il parcheggio in seconda fila e la costante trasgressione delle norme del codice della strada sono la regola giornaliera.
Sogno una città in cui parcheggiare l’auto liberamente, all’interno di parcheggi autorizzati oppure nelle apposite strisce di parcheggio senza essere taglieggiati dai parcheggiatori abusivi o peggio ancora procurandosi falsi permessi di parcheggio nelle zone riservate.
Sogno una città in cui l’arte, la cultura, l’istruzione e i servizi diventano elemento caratterizzante della rinascita economica e civile; una ricchezza di pensiero incorporata in archivi, musei, teatri, università che fa del territorio non un contenitore da occupare ma una riserva di intelligenza.
UN FUTURO NUOVO PER NAPOLIFUTURA
di Ugo Maria Chirico
Cosa possiamo augurare alla città di Napoli? Partenope, l’eterna divisa tra successi e sconfitte, tra grandi destini e tracighe verità. Chi vi parla in questi mesi ha preso parte alla nascita di Generazione Italia nella città di Napoli, fondando uno dei primi circoli cittadini. Il circolo si chiama Napolifutura con Roberto Saviano ed ha il progetto ambizioso e sognante di provare a cambiare Napoli.
Cambiare dopo anni di abbandono e degrado socio istituzionale. Cambiare una città ferita e dolente. Cambiare per migliorare e credetemi, non sarà difficile migliorare dopo quindici anni di malgoverno del centorsinistra e della coppia Bassolino-Iervolino…
La Napolifutura dunque dovrà portare a termine tutti quei progetti che per anni sono rimasti nei cassetti dei palazzi del potere partenopeo. Quei progetti che per trent’anni hanno sperato nella creazione di una Bagnoli nuova e di una Napoli est avveniristica.
Basti pensare a quella parte orientale della città che oltre il Centro Direzionale sembra non voler andare, basti pensare allo scandalo dei parcheggi ed all’ultima notizia riguardante l’indagine per epidemia colposa, aperta nei confronti del Sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino e dell’ex Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino.
Insomma ce n’è abbastanza per far tremare i polsi ai prossimi candidati, che avranno l’ardire di voler rappresentare Partenope la dormiente. Ed è per questo che FLI a Napoli dovrà scendere in campo con un programma credibile, costruito sulle reali esigenze di sviluppo della città e non sulle speranze.
La nostra città deve fuggire dal presente, non può far riferimento al passato, almeno quello recente, e deve necessariamente guardare al futuro. Stretta nella morsa tra il PD della famigerata coppia ed il PDL di Cosentino e Cesaro.
Guardare al futuro per le giovani generazioni, per migliorare e crescere, per togliersi di dosso ogni remora e ogni luogo comune. Perché qualcuno porti a compimento i progetti del passato e aiuti il processo di rinascita democratica della città di Napoli.
Un città nella quale il bassolinismo è franato dopo 15 anni di annunci e promesse. Dopo 15 anni di obiettivi mancati. Dopo 15 anni non di rinascimento, ma di recrudescenza dei problemi.
Chi scrive crede ciecamente nelle risorse sane di Napoli, nella sua voglia di riscatto, ma è conscio del fatto che tale risveglio delle coscienze va aiutato e coltivato perché non abortisca definitivamente.
La nostra oggi è una Napoli in Bianco e Nero. Una Napoli da colorare con passione ed entusiasmo dopo anni di grigiore e di degrado. E’ giunto il momento di colorare Napoli con un programma elettorale che liberi l’amministrazione cittadina dalle connivenze tra gestione del potere, partiti, malavita e sfaticati.
Se ci si guarda un po’ intorno ci si rende conto che i napoletani sono sfiduciati, apatici e rassegnati. Non credono più a nessuno e si nascondono dietro ai problemi. Questo comportamento non ha più ragion d’essere. E’ ora di uscire allo scoperto cercando con convinzione di cambiare veramente la classe dirigente della città. Quanti progetti, da Bagnoli a Napoli Est sono rimasti disattesi e solo sulla carta? Quante speranze illuse e disattese? Quanti misteri in questi anni hanno oscurato il futuro di Napoli? Vorremmo voltare pagina, alzare la testa, denunciare quello che non va e realizzare quello che è rimasto lettera morta per troppo tempo!
Trasparenza delle liste e norme anti-corruzione. Due priorità per Futuro e Libertà.
di Giuseppe Farese
Una recente informativa inviata da alcune prefetture italiane alla Commissione parlamentare antimafia ha denunciato la presenza di soggetti indegni nelle liste elettorali dell’ultima tornata di voto amministrativo. Larga la presenza di candidati dal profilo eticamente discutibile, in alcuni casi già condannati in primo grado per reati di concorso in associazione camorristica o arrestati per concussione o peculato. I partiti avrebbero di fatto infranto quel codice di autoregolamentazione che prevedeva l’esclusione dalle liste elettorali di soggetti in odor di mafia. Liste elettorali, insomma, gremite di candidati indegni ma capaci di catalizzare una gran quantità di voti; qualcuno li ha definiti “portatori” di voti sulla scorta di quelli che erano un tempo i “signori” incontrastati delle preferenze. Personaggi abili a raccogliere grandi quantità di voti adottando il classico sistema clientelare del voto di scambio. Promesse di assunzioni, di appalti e di facilitazioni di ogni tipo in cambio del voto. Di fronte a questo quadro desolante netta è stata la presa di posizione di Gianfranco Fini sul tema dell’etica pubblica. Intervenendo ad un convegno a Napoli e poi in un occasione istituzionale a Locri, il presidente della Camera ha affrontato i temi della legalità e della questione morale. Di fronte alla platea partenopea Fini ha affermato che Futuro e Libertà sarà aperto alla partecipazione di tutti con l’esclusione tassativa di due categorie: delinquenti e parassiti. Futuro e Libertà terrà in piedi un ideale ponte levatoio di fronte alle richieste di adesione di soggetti dediti a interessi personali o peggio ancora illeciti. A Locri, invece, Fini ha esortato i giovani a liberarsi dalla logica del voto di scambio invitandoli a crescere culturalmente per svincolarsi definitivamente dal potere ricattatorio della politica che promette favori in cambio di voti. Ma il presidente della Camera coglie davvero nel segno quando estende il concetto di legalità. Per Fini rimane imprescindibile il sostegno alla magistratura e alle forze dell’ordine nella lotta quotidiana alla criminalità e alla corruzione. Ma accanto a ciò va anche ripensato il principio di etica pubblica; c’è bisogno di una nuova moralità che parta dal cittadino concretizzandosi in un nuovo civismo fatto di osservanza della legge, di trasparenza individuale, di un rispetto quotidiano delle regole minime di convivenza. In conclusione, dice Fini, bisogna rifiutare il principio secondo cui chi rispetta le regole è da considerarsi alla stregua di uno sprovveduto. E allora Futuro e Libertà raccolga la sfida del suo leader sulla legalità e la traduca in atti concreti. Nella primavera del 2011 si terranno le elezioni amministrative per rieleggere i sindaci di alcuni comuni italiani. Tra questi anche Napoli. Futuro e Libertà faccia proprio l’impegno a presentare, in ogni luogo dove si voterà, liste di candidati trasparenti e “immacolati” dal punto di vista penale; lo faccia partendo proprio da Napoli dove il ritorno alla legalità è condizione irrinunciabile per la rinascita della città. Lasciando a casa certi personaggi appartenenti a stagioni politiche che vorremmo non tornassero più, e che mal si accordano con la propensione “futurista”del nuovo partito. Accanto all’impegno sulla trasparenza delle liste elettorali, Futuro e Libertà porti avanti in parlamento un disegno di legge anti-corruzione che preveda, come anticipato dall’onorevole Granata, l’assoluta ineleggibilità di chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato. In conclusione, norme anti-corruzione e trasparenza delle liste elettorali divengano punti dirimenti e imprescindibili dei primi mesi di vita di Futuro e Libertà.
La svolta di una destra legalitaria ma non giustizialista
di Ugo Maria Chirico
Il discorso di Mirabello del 5 settembre scorso ha sancito un’ulteriore svolta nel modo di sentitre degli appartenenti al centrodestra italiano ed in particolare di coloro che provengono dalla destra politica italiana. Quella destra che nel 1993, urlando “ladro ladro” attendeva all’uscita dell’Hotel Rafael l’ex Presidente del Consiglio e del PSI, Bettino Craxi, per ricoprirlo con una pioggia di monetine, vecchie lire italiane.
FLI ha votato in commissione affari costituzionali al Senato l’emendamento Vizzini al lodo Alfano che consente la sospensione dei processi verso la alte cariche dello stato, anche per reati commessi prima dell’assunzione delle funzioni e delle nomina ricevuta. La reazione della stampa e del web è stata virulenta. Molti si sono sentiti traditi, senza sapere che questa strada era già stata indicata dallo stesso Presidente Fini nel discorso di Mirabello.
Nasce una destra legalitaria ma non giustizialista: è giusto proteggere dalle incursioni giudiziarie le più alte cariche dello stato, quali il Presidente del Consiglio, il Presidnete della Repubblica?
In verità la norma prevede che «i processi nei confronti del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio, anche relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica, possono essere sospesi con deliberazione parlamentare». Come si vede la proposta è comunque di passare in Parlamento per la relativa deliberazione. Leggi il resto di questo articolo »
NEL FUTURO CHE VOGLIAMO NON C’E’ POSTO PER ALFREDO VITO
di Filippo Sanna
Ogni qual volta si mette in cantiere la costruzione di un nuovo progetto politico spuntano personalità di dubbio spessore che mettono a disposizione i loro pacchetti di voti in cambio di una nuova verginità politica o quantomeno di un ripescaggio. Questo è il caso di Alfredo Vito, il cosiddetto mister 100.000 preferenze grazie ai suoi exploit nella Prima Repubblica, dove guadagnò un suo spazio tra i due giganti DC Pomicino e De Lorenzo. In seguito il nostro è stato implicato, a torto o a ragione poco importa, in alcuni procedimenti giudiziari, che poco ci interessano. Perché quello che va detto con forza è che un residuato bellico della guerra partitocratica che ha devastato l’Italia nella prima repubblica, è assolutamente incompatibile con il progetto di Futuro e Libertà per l’Italia. Un partito che guarda al futuro non può e non deve ancorarsi a personaggi scomodi del passato. Non so cosa ci facesse all’incontro con Fini tenutosi a Napoli, e non nascondo un certo fastidio per l’intervista che poi ha rilasciato al Corriere del Mezzogiorno ma spero di non vederlo più seduto in prima fila alle manifestazione di questo grande partito degli italiani che ci apprestiamo a creare. Gli anticorpi futuristi e legalitari del movimento che si spingono dalla base lo rigetteranno con forza. Perché il futuro non passa per Alfredo Vito.
UN NUOVO MERIDIONALISMO PER UNIRE e il ruolo della classe dirigente meridionale
di Ugo Maria Chirico
L’arrivo di Gianfranco Fini a Napoli ha sancito definitivamente il nuovo ruolo che dovrà avere Futuro e libertà per l’Italia. Negli ultimi sedici anni in Italia si è consumato un’enorme paradosso : una forza politica, la Lega Nord, che pur rappresentando ed essendo rappresentata in un terzo del territorio nazionale, ha di fatto condizionato le scelte politiche nazionali, spesso a danno del Mezzogiorno.
A distanza di 150 anni dall’unità d’Italia sembra riproporsi dunque il tema della questione meridionale e del meridionalismo in generale.
La proposta politica del Presidente della Camera è chiara: Futuro e libertà non sarà la Lega del Sud, bensì un movimento di rilevanza nazionale che saprà ascoltare le richieste del meridione, proponendo i progetti per il suo sviluppo. Una forza in grado di consentire lo sviluppo del Sud in armonia con il resto del Paese, pensando a quali sono i valori che ci uniscono, anziché aumentare le divisioni. Un grande progetto che abbia alla base l’unità nazionale come valore di riferimento e per scopo la collocazione del Mezzogiorno come risorsa dell’Italia e non come problema. Leggi il resto di questo articolo »
Fini a Napoli
di Ugo Maria Chirico
L’arrivo a Napoli del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, è atteso da qualche tempo con grande curiosità e tanta partecipazione.
In questi mesi di lavoro per Generazione Italia, ho visto crescere circoli, formarsi opinioni e teorie, elaborarsi progetti. Finalmente, grazie alla nascita di Generazione Italia ho visto tornare la voglia di partecipare alla cosa pubblica. Poi con il discorso di Mirabello, del 5 settembre scorso, ho avuto la sensazione che stesse per compiersi qualcosa di unico e di storico. Il Presidente Fini ha lanciato le idee guida di quella che sarà la nuova formazione politica da lui guidata: FUTURO e LIBERTA’.
E di futuro e libertà ha bisogno l’Italia, ma anche la città di Napoli, incontrastata capitale del Mezzogiorno d’Italia, negli ultimi anni salita alla ribalta delle cornache solo per disordine, degrado, criminalità, immondizia e pessima gestione della cosa pubblica. L’attacco non è più solo a chi ha amministrato la Regione , il Comune di Napoli o la Provincia, ma anche a chi in questi anni non ha saputo ascoltare le proteste e le proposte di una popolazione ferita dagli eventi, preferendo assecondare i prorpi interessi.
Il caso recente di alcuni consiglieri Regionali inquisiti per reati gravissimi ha riportato ancora una volta alla ribalta il tema della selezione della classe dirigente al momento della formazione delle liste per le competizioni elettorali.
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