Archivio di marzo 2011
Il modello partecipativo per guardare al futuro
di Giuseppe Farese
Nei giorni in cui la politica italiana si interroga sui problemi giudiziari del presidente del consiglio e lo scontro tra berlusconiani e anti-berlusconiani diviene ancora più aspro e sterile, compito del nuovo centro-destra di Gianfranco Fini è quello di riportare le idee al centro del dibattito politico. Conviene, allora , andare a cercare qualche spunto di riflessione nei documenti programmatici di Futuro e Libertà. Nello Statuto provvisorio approvato dall’assemblea costituente a Milano si legge che Futuro e Libertà si impegna a ricercare moderne forme di partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle aziende. Il nuovo partito, con una scelta netta e coraggiosa, inserisce il tema della partecipazione tra i suoi principi ispiratori fondanti. L’idea partecipativa ha da sempre attraversato e caratterizzato la destra italiana senza mai trovare uno sbocco politico compiuto. Partecipazione e cogestione finalizzate al superamento del conflitto tra capitale e lavoro attraverso la presenza di delegati dei lavoratori nei consigli direttivi delle aziende e la redistribuzione degli utili d’impresa ai lavoratori stessi. Da questa idea partono, ai primi del novecento, le teorizzazioni dell’economista Filippo Carli nel saggio su”La partecipazione degli operai alle imprese” che saranno poi riprese da Filippo Tommaso Marinetti in “Democrazia futurista” del 1919. Ma le idee partecipative affondano le proprie radici, oltre che in ambito futurista e prima ancora mazziniano(capitale e lavoro nelle stesse mani), anche nella dottrina sociale della Chiesa. In diverse encicliche papali si rimarca la legittima aspirazione dei lavoratori a partecipare attivamente alla vita dell’impresa per la quale lavorano al fine di conferire pari dignità a capitale e lavoro. Anche il fascismo repubblicano di Salò cerca nella socializzazione e nella cogestione una terza via al liberismo selvaggio e al comunismo( tentativo già espletato nel ventennio attraverso la creazione del sistema corporativo). Di partecipazione e di cogestione si parla anche nell’articolo 46 della Costituzione italiana dove si dice espressamente che “la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare , nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”. Articolo costituzionale rimasto, purtroppo, sostanzialmente inapplicato. Al contrario dell’esperienza tedesca dove la Mitbestimmung(la codecisione) viene regolato per legge nel lontano 1976 e trova buona applicazione nell’industria automobilistica. Alla Wolkswagen ogni funzione aziendale si discute in commissioni congiunte formate da rappresentanti aziendali e sindacali. In verità di cogestione e di partecipazione agli utili di impresa si torna a parlare in Italia negli ultimi mesi del 2010 in seguito agli accordi tra Fiat e sindacati per gli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori. Si torna, infatti, a parlare di rappresentanza e di accordi che, secondo una parte rilevante del sindacato, sarebbero lesivi di alcuni diritti fondamentali dei lavoratori. Così in ambienti confindustriali e sindacali viene rilanciata l’idea partecipativa tesa a superare i conflitti aziendali. Un dibattito che, come spesso è accaduto in passato, si esaurisce ben presto ma che ha il merito di sollevare alcune questioni rilevanti. Tra le altre la sostanziale differenza, tra lavoratori italiani e tedeschi, della parte del salario che è legata al premio di risultato. Compito di Futuro e Libertà è quello di tenere desta l’attenzione sull’idea partecipativa all’interno del mondo sindacale e industriale, ma soprattutto tra i lavoratori rendendoli coscienti della possibilità di un nuovo sistema di organizzazione e struttura aziendale. Per poi giungere a forme di accordi in materia per introdurre commissioni congiunte all’interno di fabbriche e aziende. La partecipazione è un tema su cui Futuro e Libertà deve giocare un ruolo da protagonista assumendo il ruolo di guida e non di inseguitore delle idee.








